UNA PESCATA IN ACQUE ALTE…
La magia della classica pesca all’italiana, con le canne fisse medio/corte alla ricerca di piccoli pesci in velocità si rinnova, anno dopo anno, in particolari canali e corsi d’acqua. Il canale Acque Alte è uno di questi. Il racconto di una pescata con Luciano Bazza in questo particolare, e sempre più unico, campo gara alle porte di Bologna…
55 anni di onorata carriera agonistica alle spalle, tantissimi anni di competizioni ad alto livello tra cui diverse stagioni con la Nazionale Master con la quale puA? vantare più Titoli iridati, medaglie individuali ed ancora una delle migliori medie di rendimento individuale, Luciano Bazza è stato uno dei tanti, grandi interpreti di quella pesca alle alborelle in velocità che hanno reso gli agonisti italiani emblema di questa specialità nel mondo.
Oggi quella tipologia di competizione è sempre meno frequente da incontrare sui nostri campi gara e le peculiarità di quella tecnica, fatta non solo di velocità ma di tanti altri particolari che la rendevano unica e, a mio parere, una autentica specialità sportiva in cui la componente fortuna era praticamente ridotta a zero, si vanno in parte perdendo nelle nuove generazioni di agonisti, più avezzi a maneggiare lunghe roubaisienne piuttosto che saettanti match rod.
Esistono, perA?, alcuni campi gara che consentono ancora di disputare competizioni senza l’obbligo di portarsi al seguito attrezzi di origine estera ma un semplice, si fa per dire, fascio di cannette fisse medio corte e poca altra attrezzatura e disputare competizioni basate sulla velocità e sulla cura di alcuni particolari della pesca in velocità. Destinatari di questa impostazione che vedremo oggi non sono, perA?, le mitiche alborelle degli anni ’70 ma le giovani nascite di carpette e carassietti che popolano, numerosissimi, alcuni canali della Pianura Padana nei mesi estivi.
Uno di questi è il canale delle Acque Alte che scorre nella campagna tra le provincie di Modena e Bologna e che ospita un campo gara piuttosto famoso, sito nel comune di Crevalcore (Bo), teatro di tante competizioni, anche di carattere nazionale. Per le sue caratteristiche idriche, il canale delle Acque Alte ogni anno è un incubatoio naturale per milioni di avanotti delle due specie suddette, che trovano qui condizioni ideali per la schiusa e l’accrescimento molto rapido e rappresenterebbero, se solo fossero maggiormente tutelati da una legislazione adeguata, un patrimonio ittico enorme, autoctono ed a costo zero, bene inestimabile non solo per la pesca sportiva ma per tutto il sistema idro/ecologico locale; purtroppo, come tanti corsi d’acqua simili di questo territorio (leggasi Cavo Lama, Fiuma, ecc.) godono di un periodo breve di riempimento per poi essere pressochè completamente svasati nell’autunno sino alla primavera inoltrata, con conseguente moria o predazione di quintali di pesci.
Nonostante questo scempio, la natura ogni anno si rigenera e ci regala generosamente una nuova popolazione ittica…
Tornando al nostro argomento, con Luciano Bazza abbiamo voluto rinverdire un po’ i fasti delle pesca alle alborelle, adattandola alle caratteristiche di specie diverse come carassi e carpe che hanno aspetti del comportamento similari.
“Pur essendo morfologicamente diversi e con attitudini differenti, in questi ambienti, dove c’è una grande concentrazione di pesci, questi tendono a comportarsi come le alborelle, quindi si muovono in branco, si staccano dal fondo e reagiscono molto bene alla pasturazione, andando in competizione alimentare tra loro. Ecco, quindi, che noi li peschiamo come fossero alborelle, con canne fisse fino a 4 mt, con azione tendenzialmente di punta ma vettini leggermente più grossi di quelli per le alborelle, perchè se la taglia media dei pesci è buona, come succede quest’anno, con soggetti di circa 15/20 grammi di media, con vette molto morbide, rischiamo di non dare una ferrata efficace. Anche gli altri materiali sono molto simili a quelli per pescare le alborelle, anche se risentono delle migliorie tecnologiche subentrate nel tempo. So di altri agonisti che si approcciano in modo in parte dissimile dal mio ma, fino a quando i risultati mi daranno ragione, io continuerA? a pescarli in questo modo.”
Vediamo allora cosa prepara Bazza senior per una ipotetica competizione che lo vedrà in pista prossimamente in Acque Alte…
“La prima cosa da predisporre sono le lenze, che vanno allestite a casa con grande cura dei dettagli, ad iniziare dalla loro lunghezza, adattata al centimetro per ogni canna fissa del mio fascio, perchè ogni pesce deve arrivare alla mia mano in un certo modo, per effettuare una slamatura veloce ma non traumatica. Per una gara di questo genere, occorrono almeno tre/quattro canne fisse per misura, perchè se una lenza si danneggia è meglio cambiare completamente l’attrezzo e non solo la lenza, per guadagnare tempo. Eventualmente, per ogni lunghezza di canna, dalla 1.50 alla 3.50, si possono montare differenti grammature di galleggiante, in funzione della velocità di entrata in pesca dell’esca e della risposta dei pesci: in generale se c’è una buona risposta una lenza leggermente più pesante ci puA? far catturare qualche pesce in più, determinante ai fini della pesatura finale. Personalmente preferisco approcciarmi a questo canale partendo con una canna fissa da 2.50 mt ed una lenza di portata 4×14, ma anche questo è estremamente soggettivo, perchè agonisti molto forti in questo campo gara so che usano canne da 1.70/2 mt. Io ritengo che pescati più ‘lunghi’, questi pesci restino di più in pastura e siano un po’ più grossi.”
Come costruisci le tue lenze per le Acque Alte, Luciano?
“Per le madri lenze preferisco un filo di diametro sostenuto, generalmente uno 0.14 del mio New Record, perchè non è raro imbattersi anche in qualche carpetta da 200/300 grammi facendo questa pescata e con canne fisse così corte è necessario essere ben attrezzati per salparle velocemente senza che sbranchino troppo i pesci in pastura. Come galleggianti uso i miei classici Speed da alborella, colorati in modo differente nella parte inferiore per identificare più rapidamente la grammatura che voglio.
In Acque Alte è sufficiente avere lenza da 4×12 fino a 4×18, con le due misure centrali come le più usate quando c’è un buon numero di pesci. La geometria della piombatura, invece, io preferisco farla un po’ più aperta rispetto a quella da alborelle, realizzandola con pallini di misura uguale sino a lasciare poco più di metà antenna fuori dall’acqua.
Partendo dall’asola a cui collego il terminale, applico tanti pallini quanti servono, staccati circa un centimetro l’uno dell’altro, il tutto per una lunghezza di circa 12/15 cm. E’ una lenza più morbida rispetto alla classica da alborelle ma ho la sensazione che con questi pesci ‘lavori’ meglio perchè raccoglie bene anche in calata.”
Arriviamo all’ultimo componente della tua lenza, il terminale…
“Molto importante, il terminale è uno dei punti nevralgici di questa pescata. Come filo uso il New Trax da 0.10 mm, morbidissimo ed elastico, in grado reggere benissimo anche centinaia di catture nelle tre ore. La lunghezza migliore per queste situazioni è sui 10 cm; come amo da quest’anno abbiamo selezionato una nuova serie, la K007, che abbina perfettamente un acciaio a filo fine, per un innesco veloce e senza rovinare il bigattino o il raparino, ad una resistenza eccezionale, come si richiede ad un amo per queste performance, dove la slamatura è per forza sempre molto rapida e l’amo molto sollecitato.
Abbiamo voluto un gambo lungo per velocizzare sia il distacco del pesce dall’amo che il momento dell’innesco, mentre il disegno dell’amo è stato pensato con una punta lunga per trattenere bene il pesce nel recupero ed una curva molto accentuata per mantenere sempre l’esca in posizione lungo il gambo dell’amo, anche quando non si pesca calzando il bigattino ma semplicemente appuntandolo come faremo oggi.
Con la taglia attuale, in Acque Alte io uso il 18 mentre il 20 lo tengo per le giornate in cui i carassietti e le carpette sono più apatici.”
Dopo aver predisposto a casa canne e lenze, sul campo gara restano da preparare la postazione di pesca e la pastura.
Proprio su questo argomento, Luciano ci fa fare ancora un salto nel passato, facendoci vedere un modo di preparare la pastura che sarà certamente familiare a chi ha i capelli grigi e la carta d’identità un po’ datata ma abbastanza nuovo, credo, per tanti giovani abituati ad usare solo trapani e similari.
La pastura alla rovescia
“Anche come pasturazione io mi rifaccio alla pesca delle alborelle, infatti preparo solitamente due chili della mia Alborella Gold,
una miscela che mi ha dato veramente moltissime soddisfazioni e che resta sempre attualissima. A questa, per renderla ulteriormente attrattiva, aggiungo ancora un po’ di farina di crisalide,
che deve essere sempre freschissima per dare il massimo di resa. In un secchio medio metto circa un litro d’acqua, poi verso lo sfarinato secco a pioggia direttamente nell’acqua e nel frattempo lo mescolo;
in questo modo si prepara rapidamente un composto bagnato più omogeneamente. Il risultato dev’essere di una consistenza tale che schiacciandolo nella mano deve trafilare tra le dita ma non dev’essere troppo fradicio;
e, particolare molto importante, deve lasciare la mano pressochè pulita dopo ogni lancio della pallina. Se la mano resta sporca stiamo usando una pastura di scarsa qualità, avremo difficoltà in ogni azione della pescata e anche il lancio della pastura in acqua sarà molto meno preciso, con schizzi che andranno un po’ ovunque. E questo è deleterio per un buon risultato!”
In tre minuti Bazza ha predisposto la pastura e la dispone in una bacinella bassa e non nel classico secchio. A fianco vi colloca una vaschetta profonda piena d’acqua…
“Un errore che vedo spesso fare da ragazzi giovani quando preparano la postazione di pesca è quello di lasciare la pastura pronta nel secchio, come si usa quando si pesca a roubaisienne o all’inglese. Qui è necessario razionalizzare ogni gesto per ottenere la massima performance in termini di tempo, quindi non è utile andare con la mano in fondo al secchio, magari spostandosi da un lato o alzare il braccio per evitare di sbattere sul bordo. La bacinella mi consente di avere una superficie ampia da cui raccogliere la pastura, non mi crea intralcio nel gettarla ne mi costringe a cambiare la mia posizione.
Inoltre, in un angolo, posso aggiungere di continuo un po’ d’acqua, prelevata dall’altro contenitore, per mantenerla della consistenza che reputo giusta nelle tre ore. Anche il contenitore dei raparini è sempre a portata di mano, per aggiungerne eventualmente un pizzico, sempre in un angolo della bacinella, se reputo giusto farlo. Tutte queste azioni in un secchio sarebbe impossibile farle efficacemente!”
Mentre mi spiega tutti questi particolari importanti, Luciano ha iniziato a pasturare una area ristretta in cui deposita con precisione il suo Speed da 4×14.
Una, due, tre, quattro volte… alla quinta frustata il galleggiante resta obliquo e parte di lato: il primo ospite finisce nella nassa. E’ una carpetta da circa 15 grammi, una miniatura perfetta di tante regine viste nelle foto di carp fishing!
Ancora un paio di frustate, si assesta la profondità a cui presentare l’esca, perchè i pesciolini si stanno alzando dal fondo richiamati dalla nuvola di particelle in sospensione, ed è un carassio di pezzatura simile a finire nella mano rapida di Bazza, che lo slama in una frazione di secondo con una movimento veloce di indice e pollice mentre il resto della mano destra trattiene la canna per il calcio. Un movimento dolce ma rapido del polso rideposita la lenza nel medesimo punto da cui era stata estratta solo pochi secondi prima.
Mentre la mano sinistra lancia il pesce nella nassa e raccoglie una porzione di pastura morbida,
la destra ha già iniziato a raccogliere un altro pesce, che esce dall’acqua sfiorato dalla pastura che vola in aria e va ad alimentare la macchia chiara che si allarga nel punto di pesca. Nel frattempo Luciano non ha guardato nulla attorno a se ma esclusivamente l’antenna del galleggiante: l’automatismo di gesti ripetuti milioni di volte ed affinati in centinaia di competizioni, la magia della pesca in velocità con le cannette fisse, la magia della pesca all’italiana…
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